SGA's Newsletter #63
Quando lo Stato torna imprenditore
Negli ultimi vent’anni lo Stato è tornato a occupare il centro della scena economica italiana. Non più soltanto come “vigile” delle regole o come soccorritore nelle crisi, ma come attore stabile: entra nelle imprese, ne orienta le strategie, condiziona le scelte industriali e, talvolta, decide quali operazioni di mercato siano ammissibili e quali no.
È il punto di partenza di “Mal di Stato. Il ritorno della mano pubblica nell’economia italiana (Rubbettino, 2026)” di Stefano Cingolani: la diagnosi di una vera “restaurazione statalista”, in cui la mano pubblica non si limita a correggere il mercato, ma rischia di prenderne il posto.
Il cuore della critica è intuitivo: quando lo Stato diventa contemporaneamente arbitro e giocatore, cresce l’ambiguità. Da un lato deve garantire concorrenza, trasparenza e parità di condizioni; dall’altro partecipa alla competizione economica con strumenti e poteri che il privato non ha. In questo quadro, alcuni interventi possono essere anche motivati da esigenze comprensibili (sicurezza, filiere strategiche, stabilità), ma il confine tra tutela dell’interesse nazionale e interferenza discrezionale può diventare sottile. Cingolani richiama in particolare l’uso di strumenti come il golden power, che se impiegato in modo estensivo o imprevedibile rischia di aumentare l’incertezza: e l’incertezza, in economia, è un costo.
Il libro insiste poi su un altro aspetto: lo Stato non torna solo “con le leggi”, ma anche con le leve finanziarie e industriali. La Cassa Depositi e Prestiti assume un ruolo centrale nelle partite più delicate, dai salvataggi alle operazioni considerate strategiche, con un impatto che va ben oltre la finanza paziente e arriva a influenzare assetti proprietari e governance.
Qui si innesta una critica tipicamente italiana: il rischio che l’intervento pubblico alimenti forme di capitalismo relazionale, in cui contano più le prossimità e le mediazioni che la produttività e la capacità di innovare.
In controluce, le pagine di Mal di Stato richiamano una distinzione cara a Luigi Einaudi: quella tra liberalismo e liberismo, tra la libertà come valore politico e il mercato come strumento economico. Per Einaudi, un’economia di mercato non significa abbandono totale allo spontaneismo, ma richiede un intervento pubblico forte sulle regole, affinché la concorrenza sia reale e non di facciata. Il legislatore “liberista” non dice ai cittadini che cosa fare, ma fissa i limiti entro i quali potranno, a loro rischio, muoversi liberamente.
La domanda che il libro lascia sul tavolo non è quindi ideologica (“Stato sì” o “Stato no”), ma pratica: quale Stato serve a un’economia moderna?
L’autore mette in guardia dall’idea che lo Stato-imprenditore, così come si è riproposto negli ultimi anni, sia la scorciatoia per far crescere il Paese: secondo l’autore è un modello che può risultare inefficace, perché tende a soffocare il mercato invece di rafforzare le condizioni che lo rendono competitivo. E la tensione più importante, forse, è proprio questa: mentre una parte dell’economia italiana si è trasformata — PMI evolute, filiere specializzate, imprese capaci di esportare e innovare — l’espansione della mano pubblica rischia di riportare al centro logiche di controllo, protezione e gestione politica, invece di puntare su regole chiare, istituzioni efficienti e fiducia negli investimenti di lungo periodo.
Circolare Spazio Aziende
La circolare di febbraio di Seac contiene un approfondimento operativo sulla nuova “rottamazione-quinquies”, introdotta dalla Finanziaria 2026, che consente di definire in modo agevolato i carichi affidati alla riscossione fino al 31 dicembre 2023. L’intervento rappresenta un’importante opportunità per regolarizzare la propria posizione debitoria, grazie allo stralcio di sanzioni e interessi e alla possibilità di un ampio piano di rateazione.
Terzo settore: Il regime forfetario per APS e ODV
Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore il nuovo regime forfetario previsto dall’art. 86 del Codice del Terzo settore, destinato alle organizzazioni di volontariato (ODV) e alle associazioni di promozione sociale (APS), iscritte al RUNTS, che svolgono attività commerciali entro il limite di 85.000 euro di ricavi.
La soglia degli 85.000 euro si riferisce solo alle entrate commerciali, individuate secondo i criteri dell’art. 79 CTS. Rientrano quindi i ricavi da attività di interesse generale svolte con margine economico, i proventi da attività diverse di natura commerciale e i corrispettivi della raccolta fondi continuativa a pagamento.
Per le APS restano invece esclusi i corrispettivi specifici versati da soci e associati nell’ambito dell’attività istituzionale, in quanto fiscalmente non commerciali.
Tassazione semplificata
Ai fini IRES, il reddito imponibile si calcola applicando ai ricavi commerciali:
- coefficiente dell’1% per le ODV;
- coefficiente del 3% per le APS.
Ai fini IVA, il regime prevede forti semplificazioni, simili al regime forfetario degli autonomi: niente addebito dell’IVA in fattura e contestuale nessun diritto alla detrazione, con esonero dalla maggior parte degli adempimenti.
Il nuovo regime rappresenta uno strumento di semplificazione e riduzione del carico fiscale per le ODV e APS di dimensioni medio-piccole.
La corretta individuazione delle entrate commerciali e la valutazione preventiva dei ricavi 2026 diventano elementi centrali per scegliere il regime più conveniente.
Modelli INTRA Acquisti
Dal 2026 viene fortemente innalzata la soglia per l’obbligo di presentazione mensile degli elenchi INTRA-2 bis (acquisti intracomunitari di beni): l’adempimento riguarda solo i soggetti che superano 2.000.000 euro di acquisti trimestrali in almeno uno dei quattro trimestri precedenti. La novità si applica agli invii in scadenza dal 25 febbraio 2026. Considerato che la soglia precedente era 350.000 euro e che non è più ammessa la periodicità trimestrale, dal 2026 l’obbligo interesserà un numero molto più ristretto di operatori.
INPS 2026: gli importi IVS per artigiani e commercianti
Con la circolare n. 14/2026 l’INPS ha aggiornato aliquote e valori reddituali per la gestione IVS di artigiani e commercianti. Le aliquote restano al 24% per gli artigiani e al 24,48% per i commercianti (incluso il contributo aggiuntivo), con conferma delle riduzioni del 50% per over 65 pensionati e per i nuovi iscritti 2025.
Per il 2026 crescono minimale e massimale di reddito: il minimale sale a 18.808 euro, con contributo fisso annuo di 4.521 euro (artigiani) e 4.612 euro (commercianti). Il massimale arriva a 93.707 euro (iscritti ante 1996) o 122.295 euro (post 1996).
I contributi sul minimale si versano in quattro rate, mentre quelli eccedenti seguono le scadenze IRPEF.
Per la “Gestione separata” l’INPS ha confermato per il 2026 le aliquote contributive del 2025: restano quindi al 24% per pensionati o iscritti ad altre gestioni, al 26,07% per i titolari di partita IVA non assicurati altrove.
Bollo su e-fatture: anticipazioni e codici controllati
Le fatture elettroniche non soggette a IVA scontano il bollo da 2 euro se di importo superiore a 77,47 euro, da indicare nel campo “Bollo virtuale”. L’Agenzia delle Entrate segnala nell’“Elenco B” le e-fatture senza bollo che presentano codici natura tipicamente rilevanti ai fini dell’imposta: N2.1 e N2.2 (operazioni non soggette), N3.5 e N3.6 (operazioni non imponibili) e N4 (operazioni esenti).
Attenzione alle anticipazioni in nome e per conto del cliente (art. 15 DPR 633/72, codice N1): pur non intercettate automaticamente dall’Elenco B, in linea generale potrebbero essere soggette a bollo (esclusione comunque per il rimborso di tributi dovuti dalla controparte).
La dichiarazione dei redditi oltre i 90 giorni
Anche se la dichiarazione è presentata oltre i 90 giorni e quindi considerata omessa, conviene trasmetterla comunque: se l’invio avviene prima dell’avvio di controlli e entro i termini di accertamento, la sanzione è ridotta al 75% delle imposte dovute (anziché al 120%). Inoltre, se la dichiarazione viene presentata entro il termine di quella dell’anno successivo e sono versate imposte e sanzioni, non si applica il reato penale di dichiarazione omessa. In questi casi la tempestività dell’intervento resta decisiva per limitare i rischi fiscali.
Ascolti
Living Ghosts del pianista tedesco Michael Wollny, una registrazione dal vivo del suo storico trio con Tim Lefebvre al basso ed Eric Schaefer alla batteria.
È un jazz libero e sorprendente, che attraversa classica, rock e improvvisazione senza barriere: un disco intenso e accessibile.

